12 Jun 2021

L’ansia o la speranza (Luca 21,25-28.34-36)

[Vangelo della Domenica, 2 Dicembre 2012]


Luca 21,25-28.34-36:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Comincia l’Avvento, e il Vangelo ci parla, con simboli, di un grande cambiamento che sta arrivando. Quando alziamo gli occhi al cielo notturno, vediamo la magnificenza degli astri, che seguono il suo ritmo regolare, costante, per milioni di anni. Il sole, la luna e le stelle diventano così un segno di stabilità, di quello che non potrà mai cambiare. Quando gli ebrei parlavano di segni nel cielo e delle stelle sconvolte, non immaginavano una lezione di astronomia, ma annunciavano un intervento di Dio, che stava per rovesciare tutto quello che gli uomini, specialmente i ricchi e i potenti, consideravano immobile.
La liturgia ci offre oggi questo testo, proprio per iniziare l’Avvento, perché capiamo che il Natale, che festeggeremo presto, è un evento rinnovatore, sovversivo, trasformatore. Qualcosa di nuovo appare all’orizzonte della storia, e nessuno potrà rimanere indifferente.

È molto suggestivo che nel primo frammento della lettura di oggi emergano due sentimenti contrastanti. Da un lato ci sono «i popoli» che vedono i segni, ma non sono in grado di capire che è Dio che vuole fare tutto nuovo; sono allarmati e in difficoltà, perché non vogliono alcun cambiamento, perché la società frammentata e ingiusta in cui viviamo sembra loro sufficiente. D’altra parte, Gesù parla a «noi», e ci chiede un atteggiamento di fiduciosa speranza, «alzate il capo», perché la liberazione è vicina.
Questa distinzione tra «i popoli» e «noi» non significa che noi credenti possiamo essere orgogliosi di noi stessi ritenendoci superiori a quelli «di fuori». Purtroppo, nella Chiesa siamo spesso caduti in questa trappola. Il messaggio del Vangelo è molto più sottile ed esperienziale, parla al nostro cuore con amore e serietà come un padre e una madre che ci amano.

Nel nostro interno sussistono tutti e due atteggiamenti, e Gesù ci incoraggia alla speranza e denuncia la nostra autosufficienza ad un tempo:
– Desideriamo in fondo dei nostri cuori la liberazione che solo Dio e il suo Spirito ci possono dare, la libertà che ci insegna il dono totale di Gesù Cristo.
– Simultaneamente ospitiamo anche nella nostra anima fame di potere, di dominio, di uso egoistico degli altri, di essere serviti e non di servire. La società in cui viviamo è specialista di relazioni ineguali; mette alcuni di sopra degli altri, opprime e poi cerca giustificazioni. Ci lamentiamo spesso di essa, ma quando siamo noi quelli che ne possono approfittare, la tentazione del potere ci vince molto facilmente. Così anche noi possiamo guardare il cielo con ansia e timore quando Dio vuole fare profondi cambiamenti nel mondo.

L’Avvento è, quindi, un tempo di grazia, un dono divino per lenire i nostri cuori e perché Dio possa illuminare il nostro egoismo con la luce calda e amorevole del suo amore. Abbiamo molto da rinnovare; se offriamo a Dio il nostro cuore, egli può purificarlo, e così, quando il Natale arriverà, privi di desideri di potere, saremo in grado di sollevare la testa, pieni di speranza, e attendere, come figli umili, la nostra liberazione.

(Domenica 1º Avvento – Ciclo C)
(Disegno: fano)

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