28 Sep 2021

Luca 7,11-17



Luca fa uso della sua grande abilità di narratore in questa scena carica di sentimenti. Presenta Gesù per primo, che si reca a Nain, e, dietro di lui, i discepoli e una grande folla.
Subito, la telecamera ci fa vedere la porta della città:
un morto, portato per essere sepolto …
dietro la bara la madre, vedova, sola piangente,
e, dietro di lei, una altra grande folla che la accompagna.
C’è molta gente qui. Due moltitudini; due capi di sfilata: Gesù e un defunto. Vita e morte si incontrano.
Luca dice che Gesù la vede, vede la donna che soffre, ed è preso da grande compassione. La situazione è drammatica. Sappiamo che le donne in quell’epoca non erano valorizzate socialmente e se una donna restava sola, difficilmente poteva andare avanti. Questa donna è già vedova e adesso ha perso l’unico figlio che aveva.
La sofferenza della madre si mescola con le ingiustizie umane; non può andare peggio di così.
La grande compassione che Gesù sente si esprime in greco con un verbo strano e carico di sfumature: «splanchnizomai», l’amore profondo, sentito anche nel corpo, nell’interno delle viscere, nel grembo delle donne. È espressione dell’amore materno di Dio.
Gesù le si avvicina e le dice: «Non piangere». Queste due semplici parole devono risuonare con una carica di umanità profonda nei cuori di quanti vogliamo seguire Gesù: «Non piangere».
Gesù qui non fa grandi discorsi, ci saranno altre occasioni, non ricorda i comandamenti, non riferisce i requisiti per «andare in paradiso». Davanti al dolore, Gesù soltanto dice: «non piangere».

Le due comitive che si incontrano significano molto di più di quanto sembra. C’è troppa gente qui. Sono due mondi: il mondo senza speranza, che ha perso Dio, che perde anche i figli e il Regno che Gesù viene a cominciare. Adesso si sono incontrati. Che cosa accadrà?
Gesù si avvicina e tocca la bara. Questo gesto è strano, non si toccavano le bare; chi lo faceva diventava impuro. Le toccavano soltanto quelli che le portavano, sapendo che dovevano fare dopo le purificazioni. Gesù tocca la bara e tutti si fermano. Il mondo si ferma quando Gesù, la vita, incontra il giovane morto. Si sente il silenzio, lo stupore, il mistero. Gesù è disceso al più profondo del dolore umano, della sofferenza, del nulla.
E qui, nel buio, si sente la parola del Signore che spacca in due la storia, che fa esplodere la luce: «Ragazzo, dico a te, alzati!».

E quello che stupisce di più è che Gesù si volta, guarda noi, i suoi seguaci e ci dice: «Quello che io ho fatto, fatelo anche voi».
Gesù ci chiama a dare la sua vita a quelli che l’hanno persa, ci chiede di andare a cercare a tanti ragazzi e ragazze che vivono la morte in mille forme, la disperazione, la mancanza di amore. Ci chiede di essere i segni del suo amore che dà vita fin dove sembra non possa esserci.

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