28 Sep 2021

La risposta di un bambino… (Luca 2,41-52)



[Vangelo della Domenica, 30 Dicembre 2012]


Luca 2,41-52:

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Siamo abituati a non prestare eccessiva attenzione a quello che dicono i bambini. Riteniamo che non sappiano ancora molto sul mondo e la vita, e perciò i loro pensieri non hanno tanta importanza. Ma a volte, ci sorprendono con frasi cariche di così profonda intensità, perché riescono a chiamare proprio con il loro nome con la semplicità di chi le scopre per la prima volta; e così ci aiutano a guardare con occhi nuovi, occhi innocenti, quello che noi, per il troppo vedere. riteniamo capire già.

Questo è ciò che dalla lettura di oggi sembra accadere a Maria e Giuseppe. Conoscono la legge di Mosè e sono ebrei fedeli e pii che vanno a Gerusalemme per la festa di Pasqua, portando anche con loro il bambino che, a dodici anni, non sarebbe ancora obbligato. I viaggi si organizzavano in carovane di pellegrini; vicini di casa e famiglie viaggiavano tutti insieme, così Maria e Giuseppe perdono di vista il bambino senza, in un primo momento, preoccuparsi della sua assenza. Non sono genitori poco attenti, è Gesù che vive al suo interno un mistero che sfugge loro.

Quando, giorni dopo, lo trovano nel tempio di Gerusalemme, il centro religioso degli ebrei, Maria esprime la sua angoscia di madre, molto comprensibile: «Perché ci hai fatto questo?» E Gesù adolescente dà una risposta enigmatica: «Io devo essere nella casa e per le cose del Padre mio».

Siamo così abituati a sentire che Gesù è il Figlio di Dio, che abbiamo bisogno delle parole di un bambino per farci ripensare che cosa questo possa significare. Luca ci dice che essi non capirono e per questo Maria custodisce tutte queste cose nel suo cuore.

Il Vangelo ci presenta Gesù come un saggio, seduto in mezzo ai maestri, che sono stupiti e ammirati per la sua intelligenza. Egli è il vero maestro che, con la pedagogia delle domande e le risposte, ci fa conoscere Dio Padre.

Gesù è il grande dono di Dio; lui può insegnarci che cosa significa vivere e amare, che cosa vuol dire che siamo figli prediletti di Dio. Si è occupato tutta la vita delle cose del Padre suo, cioè, ci ha mostrato come è l’amore puro, gratuito e appassionato.

Quando l’amore entra nella nostra vita, non aspetta da noi una risposta intellettuale o la comprensione di un concetto. L’amore parla al cuore e chiede vita, affetto, passione e speranza. In questi giorni di Natale celebriamo il fatto che la grande luce dell’amore di Dio è venuta su di noi. Ora dobbiamo metterci in cammino.

(Santa Famiglia – Natale – Ciclo C)
(Disegno: fano)

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