11 Abr 2021

2 Corinzi 3,4-11 e Matteo 5,17-19

2 Corinzi 3,4-11

Nella seconda lettera ai Corinzi Paolo riflette sul senso del ministero. Nel capitolo terzo parla della comunità di Corinto come una «lettera» di raccomandazione scritta dallo Spirito di Dio nei cuori dei fedeli.
Questa comunità, tanto cara a Paolo e che gli provoca tanti problemi, è motivo della fiducia che egli ha davanti a Dio. Subito, però, riconosce che non è lui, Paolo, l’origine della fede dei Corinzi: tutto proviene da Dio, che gli dà la capacità di essere apostolo.
Paolo sente fortemente la chiamata di Dio ad essere annunciatore del suo Vangelo, sente che è lo Spirito di vita che lavora veramente. Lui non vuole meriti, non cerca di essere glorificato; ringrazia, invece, Dio che lo fa capace di essere ministro della nuova alleanza.
Per lui il ministero non è un lavoro, un mestiere, anche se c’è tanto da faticare; il ministero è un servizio che lui, da solo, non sarebbe in grado di svolgere. È stato Dio a chiamarlo e a renderlo capace di annunciare il Vangelo ai pagani.
La gloria del ministero di cui parla, è la gloria di Dio, cioè, Dio è glorificato per mezzo di quelli che hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo di vita. Il ministro non è più necessario quando la comunità si incontra direttamente con Gesù Cristo. Il ministro, il servitore, rimane nell’ombra, nascosto, felice di aver fatto il suo lavoro.

Matteo 5,17-19

Matteo ha ideato molto bene il discorso del monte (che leggiamo queste settimane nella liturgia). Comincia con le beatitudini, segue con la chiamata di Gesù ai suoi discepoli, invitandoli ad essere sale e luce (non l’abbiamo letto ieri perché abbiamo fatto la memoria di S. Barnaba) e continua con il testo di oggi sottolineando la continuità tra la legge di Mosè e la missione di Gesù.

L’Antico Testamento è la storia d’amore di Dio con il suo popolo eletto. Il popolo ebraico è stato scelto per essere segno davanti tutti i popoli di questo amore. Loro non sempre lo hanno capito e ogni tanto hanno cercato altri dei, ma Dio ha sempre accettato il loro desiderio di perdono e li ha ricostruiti.
Dio non ha mai rifiutato il suo popolo. La legge antica è stata reinterpretata da Gesù, approfondita, portata a compimento definitivo. I grandi comandamenti della Legge di Mosè sono le guide da approfondire quando arriva Gesù.


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